“Too much information running through my brain
Too much information driving me insane”
Troppe informazioni, cantavano i Police, ma sarà veramente così? Spesso da molti clienti mi trovo alle prese con sottosistemi storage incredibilmente sotto-utilizzati dal punto di vista dei dati EFFETTIVAMENTE scritti ed acceduti.
Evidentemente non sono l’unico (ne tanto meno il primo) ad aver notato questa cosa, infatti già da tempo Compellent va dicendo che con i loro prodotti si risparmia SULL’ACQUISTO dello storage, in quanto, grazie alle tecnologie di thin provisioning (chiamate da Compellent “Dynamic Capacity”), è possibile acquistare solo lo storage necessario e gestire l’acquisto di nuovo spazio disco analizzando i VERI trend di utilizzo delle macchine, che Compellent calcola per voi in base alle statistiche che raccoglie.
Ieri guardando i miei feed RSS noto che Chris Evans sul suo Blog ha ripreso questo stesso discorso in uno dei suoi ultimi post, presentando questo interessante grafico da lui realizzato:
Cliccate per una versione ingrandita
Il grafico prende in esame tutto il passaggio dello spazio a disposizione partendo dal “raw storage” (quello su cui normalmente i vendor realizzano l’offerta) arrivando infine ai dati realmente scritti sul filesystem.
Nei suoi calcoli risulta che solamente il 12.5% dello storage acquistato viene reso effettivamente disponibile, questo tiene conto dell’overhead del raid, dell’overhead nella creazione delle LUN, della perdita di spazio disponibile per colpa del filesystem, dello spazio effettivamente utilizzato all’interno del filesystem (ad esempio dai datafiles di un database Oracle) fino ad arrivare all’ultimo dato che rispecchia quanto dello spazio usato nel filesystem viene effettivamente riempito di dati.
Questo calcolo non tiene poi in considerazioni eventuali overhead per funzionalità avanzate a livello storage come le snapshot (che normalmente richiedono preallocazione di una parte di storage), repliche 1:1 di LUN locali e/o remote per fini di Backup / Disaster Recovery, che se sommate al calcolo precedente assottigliano ancor di più la porzione di storage effettivamente utilizzabile.
*UPDATE* anche Stephen Foskett ha ripreso lo stesso discorso partendo dal post di Chris Evans, è interessante leggere le sue considerazioni sulla creazione di un metodo standard di definizione dello spazio “raw”, “utilizzabile” ed “utilizzato”.
Con Compellent anche l’overhead delle snapshot (che sono oltretutto read/write) e delle repliche remote è portato all’osso, non è infatti necessario nessun tipo di preallocazione ed in più la replica remota viene eseguita in modo “thin” ed è possibile anche de-duplicare i dati (eliminando quindi un eventuale apparato di de-duplication come quelli di Riverbed).
Per non parlare poi delle funzionalità di Data Progression e Fast Track, queste due funzionalità permettono di ottimizzare e sopratutto AUTOMATIZZARE, in modo DINAMICO l’OTTIMIZZAZIONE dei dati sullo storage.
La magia di questi due software (che si basa sull’architettura Dynamic Block Architecture brevettata da Compellent) consiste nello spostare a livello di BLOCCO i dati tra dischi di velocità differente in modo automatico e trasparente, e con l’avvento della Fast Track anche all’interno dello stesso disco discriminando le tracce fisicamente più veloci (il 30% circa delle tracce esterne del disco fisico).
Queste funzionalità permettono di avere un controllo totale sui dati, e la possibilità di modificare le loro posizioni in totale semplicità (e a caldo), senza doversi lanciare in migrazioni massacranti (nottate, fine settimana, natale
), e grazie all’architettura DBA è possibile incrementare le performance di tutte le LUN semplicemente aggiungendo nuovi dischi, infatti quando viene aggiunta una nuova enclosure all’interno di un tier già esistente (i tier vengono discriminati in base alla velocità del disco: TIER1 = 15K, TIER2 = 10K, TIER3 = 7.2K) è possibile lanciare il restriping a caldo che permette di utilizzare tutti i nuovi dischi all’unisono con quelli già presenti.
Tutte queste funzionalità rendono Compellent lo storage più all’avanguardia del mercato, e nel nuovo anno con l’uscita della nuova revisione dello Storage Center ci saranno delle belle novità.
DISCLAIMER: Cinetica è il primo partner italiano di Compellent.
Per quanto riguarda il consiglio musicale di oggi, “Ghost in the Machine” dei Police, disco del 1981, segnava la maturità del gruppo e l’avvicinamento a sonorità più funky, da Wikipedia:
“Registrato agli Air Studios di Montserrat nei Caraibi, prodotto dai Police insieme a Hugh Padgham. Il quarto album dei The Police è caratterizzato da un suono più pieno e funky ma anche da un’atmosfera più cupa rispetto ai lavori precedenti, ispirata da alcuni scritti del filosofo Arthur Koestler. Dal libro The Ghost in the Machine, sempre dello stesso Koestler, prende ispirazione il titolo dell’album. Entrano ampiamente in scena suoni di sintetizzatore e sassofono, quest’ultimo suonato dallo stesso Sting. Spingono l’album i singoli Every little thing she does is magic e Invisible Sun.”
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